DOVESESTO IERI

Come ogni vecchia barca, “Dovesesto” ha la sua storia da raccontare.

Lo scafo del “ DOVESESTO” venne impostato sugli scali dei cantieri “BAGLIETTO” di Varazze tra il 1942 e il 1943. Durante e subito dopo la guerra, la nautica da diporto di lussino attraversava una gravissima crisi ed i cantieri Baglietto, per non licenziare le loro specializzatissime maestranze in attesa di tempi migliori, decisero di impostare sui loro scali alcuni pescherecci e tre scafi militari, quasi gemelli, destinati quasi certamente a dragamine. Subito dopo, per ragioni a noi sconosciute di politica internazionale, la Marina Militare aveva improvvisamente deciso di far costruire, con la massima urgenza, proprio dai cantieri italiani Baglietto, quattro proprie navi da guerra della lunghezza di mt 50 ciascuna, allora modernissime di cui non si sa con esattezza, per ragione di segretezza militare, quale sarebbe stato il loro impiego, ma sicuramente destinate all’intercettazione rapida nel Mediterraneo d’ogni possibile naviglio nemico. Fu per l’urgenza di liberare gli scali costruttivi che i cantieri decisero di mettere in vendita le barche.
Il Dottor Fassio (allora armatore di oltre trenta navi mercantili) fu pressantemente interessato all’acquisto in proprio di uno degli scafi che lo aveva affascinato, essendo il più suscettibile d’essere allestito per un’adeguata trasformazione, sotto la cura di un appassionato competente dotato di mezzi idonei, in un prestigioso veliero per uso privato. Si rivolse ad uno dei migliori architetti navali d’allora a livello mondiale, cioè l’inglese J. Laurent Giles che ne seguì personalmente la progettazione e la direzione dei lavori che si conclusero, per quanto riguardava l’armatura velica, nei cantieri di Sturla a Genova. Fu varata qualche anno dopo col nome di “CHRYSOR” (nome di un marinaio conosciuto come colui il quale, secondo la tradizione mitologica dell’antica Grecia, ha per primo posto in mare dei tronchi d’albero legati tra loro così da formare un rudimentale “scafo” con cui lo stesso Chrysor avrebbe navigato per la prima al mondo. Dopo circa vent’anni i Fassio vendettero la barca in Inghilterra e non se ne seppe più nulla per molto tempo.

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Il Primo restauro del 2000...

Veliero "DOVESESTO"

Anno di costruzione: 1941
l.f.t. : 23 m
largezza: 4.90 m
pescaggio: 2.70 m
dislocamento: 60 t
motore: gm 21. 240hp
velocità: 10 nodi
alberi: duglas
fasciame: rovere 6.3 m
ordinate: rovere
coperta: teak
gasolio: 3000 lt
acqua: 1500 lt
inverter: 6 kw
generatore: coler 10 kw
pilota automatico
scandaglio colori
radar 34 mg
G.P.S.
computer (internet)
SSB
VHF
centralina del vento
TV LCD

Quando la vedemmo la prima volta stava all’ancora nel vecchio porto di La Maddalena.

Era lì, in un angolo dove tutto sembra di color ruggine, come una vecchia signora, rassegnata all’oblio e con l’aria di chi troppo a lungo ha atteso le amorevoli cure di chi l’avrebbe riportata a navigare. Poppa imponente e prua testarda non ne appesantivano le linee eleganti. I legni segnati dal tempo e le vernici scrostate lasciavano intravedere un passato avventuroso.

Nonostante il costo iniziale non fosse una cifra esorbitante, avremmo potuto confezionare un colorato spinnaker incollando tra loro tutte le cambiali che fummo costretti a firmare. Sembrava in ogni modo una scommessa sia per lo stato disastroso in cui si trovava la barca, ridotta quasi ad un relitto, sia per il genere di barca totalmente diverso dallo stereotipo cui eravamo abituati a vedere a Cala Gonone, dove si trasportavano turisti da oltre 50 anni. Dopo una prima rattoppata col famoso sistema stucco e pittura fare bella figura”, la barca raggiunse il limite accettabile che ci consentì di fare dei Charter. Così navigammo in lungo e in largo per il mare di casa nostra. “Gironzolando” in questi anni per porti e cantieri abbiamo scovato qua e là i documenti e le foto antiche di Dovesesto.

Abbiamo sentito personalmente le testimonianze di personaggi che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e che tuttora continuiamo a frequentare. Lo stesso armatore Fassio, o Angelo, un anziano maestro d’ascia genovese che ha collaborato alla costruzione della barca, o Francesco del Carlo, l’anziano proprietario dell’omonimo cantiere viareggino presso il quale abbiamo effettuato i lavori di restauro. La scoperta di queste storie e altro materiale interessante sono frutto di anni di ricerche che abbiamo gelosamente conservato in attesa di essere utilizzate per agevolare il nostro lavoro in fase di restauro perché fosse il più fedele possibile, nonostante i piani originali fossero andati tristemente in fumo durante un incendio nei cantieri di Sturla. Tutto sommato sono contento di aver dovuto attendere 10 lunghi anni per vedere realizzato il sogno del restauro di Dovesesto; innanzitutto perché il tempo ha permesso che si consolidasse quel rapporto amorevole e di fiducia reciproca che si instaura tra una barca e chi la vive; inoltre questi anni di lavoro, studio e ricerca, ci hanno dato la possibilità di accrescere il nostro bagaglio d’esperienze che specie nel nostro campo non hanno mai fine, e di mettere da parte idee e soluzioni che renderanno più agevole il restauro.

Girammo a lungo per cantieri da Nord a Sud dell’Italia, ma quando entrammo in quel piccolo cantiere nella darsena viareggina, forse per istinto, forse per quell’odore di fumo della caldaia sempre accesa per piegare le grandi tavole di quercia o forse per la vista di quelle montagne di trucioli e segatura, non ci furono più dubbi: quello era il nostro cantiere. Consapevoli della buona dose di fortuna di cui avevamo beneficiato, non ci volle molto tempo a capire che eravamo finiti nelle mani degli ultimi esemplari, ormai in via d’estinzione, di maestri d’ascia, tra i migliori al mondo. “Finalmente nel novembre 2000, appena sbarcati gli ultimi clienti, abbiamo la prua per Viareggio con un bel grecale forza 7 che non ci dà tregua sino all’imboccatura del porto”. Optare per Viareggio fu comunque la cosa più saggia da farsi, perché prendemmo la decisione di assumere noi la direzione dei lavori, oltre che il compito di eseguire personalmente tutti i disegni delle nuove tughe, degli osteriggi, dei grandi oblò in bronzo, delle battagliole. Rimase ai carpentieri, ai meccanici e a tutti coloro che collaborarono, il compito di realizzare con singolare maestria tutto ciò che veniva fuori dalla nostra matita o dalle foto del nostro grande archivio. Non basterebbero 100 di queste pagine per raccontare le difficoltà e i problemi che incontrammo in quei lunghi 9 mesi vissuti tra una casa trasformata in studio progettuale, sempre per fortuna frequentata da amici disposti a dare una mano, viaggi che ci portarono all’estero alla ricerca di particolari pezzi, e il cantiere, dove specialmente negli ultimi tempi lavorammo giorno e notte per rispettare i tempi e contenere i budget che via via si andavano vertiginosamente assottigliando. Non nego momenti di grande sconforto nel veder la barca dentro il capannone ridotta alle sole ordinate e a una parte di fasciame, ma inutile descrivere l’emozione provata quando Dovesesto con i suoi 23 m. f.t. bianco candido e con gli alberi luccicanti di coppale è scivolato in mare ancora una volta.


DOVESESTO OGGI

Dopo un accurato restauro che lo ha riportato agli antichi splendori, il Dovesesto è oggi un magnifico veliero d’epoca che, pur conservando tutto il fascino delle barche antiche, nasconde tra i suoi legni nuovi impianti e attrezzature nel pieno rispetto delle norme ecologiche odierne. Sistemi Tecnologici per la navigazione: computer, la connessione ad Internet ed i meteo-fax per avere la meteorologia sempre aggiornata, consentono una navigazione sicura e confortevole, degna delle più moderne e sofisticate imbarcazioni a vela.

La pregiata coperta in teak offre ampi spazi e la possibilità di sdraiarsi piacevolmente al sole, o riposarsi all’ombra del grande tendalino.

Sottocoperta l’atmosfera magica riporta indietro nel tempo. L’accogliente dinette, le cabine arredate con mobili d’epoca in rovere, i quadri e gli ottoni originali, regalano un’atmosfera unica e la sensazione di rivivere i tempi delle grandi navigazioni a vela. Tre bagni con due docce, una cucina attrezza e l’impianto di riscaldamento permettono comode e lunghe navigazioni nei mari di tutto il mondo.

Le quattro persone di equipaggio, navigatori esperti e profondi conoscitori delle coste dell’isola, vi sveleranno i segreti del Golfo di Orosei e della Sardegna.

Un nuovo restauro è stato effettuato nel 2016